Asperger Abruzzo
Il peso del masking: la fatica invisibile dei neurodivergenti
domenica, 06-15-2025 - 06:06
C’è chi nasce diverso e lo capisce subito, e chi lo intuisce solo dopo una vita intera passata a sopravvivere. C’è chi ci convive e non lo scoprirà mai, nonostante — in fondo — lo abbia sempre percepito. Non sono persone strane. Non sono “difficili”. Sono persone che funzionano su una frequenza diversa. E se ti sforzi di ascoltarla con le orecchie, non sentirai nulla. Ma se impari a sentire con la pelle, allora ti accorgerai che erano lì. Sempre. A trattenersi.
Masking

La neurodivergenza non è solo un nome tecnico.

È quel nodo in gola che ti impedisce di dire.

Di sentirti a tuo agio.

Di riuscire ad affrontare.

È quell’esitazione davanti a una porta chiusa, anche se sai che potresti bussare.

Ma non osi.

È quella stanchezza che ti prende dopo aver parlato troppo.

È la convinzione che, se dici chi sei davvero, non vai bene.

E allora impari l’arte antica della maschera.

Quella che sorride quando vorresti restare in silenzio.

Quella che scherza, che risponde ai messaggi, che regge la parte.

Finché qualcuno non ti guarda un po’ troppo da vicino.

E allora tremi. Perché capisci che forse ti ha visto.

E sembra impossibile che tu possa andare bene proprio così.

Tu stesso non sei sicuro di saper piacere esattamente come sei.

Chi è neurodivergente spesso si difende senza nemmeno sapere da cosa.

Dal caos. Dal rumore. Dalla gente che invade. Dalle emozioni che traboccano.

Dal giudizio.

Dalla possibilità che qualcuno entri — e trovi quello che c’è davvero.

E allora molti restano a distanza.

Non per mancanza di interesse.

Ma per eccesso di verità.

Perché quando desideri davvero, il rischio fa più paura.

E forse c’è qualcuno, proprio ora, che fa un passo avanti e uno indietro.

Che ti guarda da lontano e pensa: “Se mi avvicino, mi scopre.”

Qualcuno che vorrebbe, ma teme che sia l’inizio del crollo.

Perché una volta che si crolla, non si torna più indietro.

Se conosci qualcuno così, non chiedergli di essere diverso.

Non chiedergli di essere facile.

Chiedigli solo una cosa: di non fingere.

𝐋𝐞 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐬𝐚𝐧𝐨.

Perché se smette di fingere, ti regala l’unica cosa che ha davvero: sé stesso.

Autentico. Crudo. Vivo. Meraviglioso, esattamente così com’è.

E se sei tu quello che si nasconde, sappi che non sei solo.

Ci sono altri come te.

Che si mimetizzano tra la gente e aspettano che qualcuno, finalmente, dica:

“𝐀𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐨 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐟𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚.”

Marie Helene Benedetti
Presidente dell’associazione Asperger Abruzzo

® Riproduzione Riservata

Autore

Autore

Marie Hélène Benedetti

Madre, attivista e fondatrice, Marie Helene Benedetti è presidente di Asperger Abruzzo. Scrive per informare, sensibilizzare e costruire consapevolezza reale sull’autismo.

Articoli recenti

Il blackout della mente neurodivergente

Il blackout della mente neurodivergente

A volte il cervello sembra spegnersi proprio nel momento sbagliato.
Hai studiato, sai cosa dire, eppure davanti a tutti — o davanti a un giudice, a un esaminatore, a un pubblico — le parole si spezzano, la mente diventa vuota, il cuore corre.
Non è panico. Non è impreparazione. È neurofisiologia.

Autismo: orrore nella casa che doveva proteggere. Ragazzi autistici legati, affamati, umiliati

Autismo: orrore nella casa che doveva proteggere. Ragazzi autistici legati, affamati, umiliati

Ogni volta che accade una storia così, c’è sempre qualcuno che dice: “eh, ma sono casi isolati”.
No.
Non è mai un caso isolato. È un sistema che marcisce.

A Borgo Gesso, frazione di Cuneo, la cooperativa “Per Mano” avrebbe dovuto essere un rifugio. Un luogo sicuro per persone autistiche e con disabilità psichiatriche gravi.
Invece — secondo quanto emerso dalle indagini — sarebbe diventata una prigione.
Una casa dell’orrore con un nome dolce come l’inganno.

Vuoi fare una segnalazione?

Newsletter

Iscriviti

Sostienici

Volontariato

F.A.Q.

(+39) 328 270 48 81

info@aspergerabruzzo.it

St. Prov. Circ. SAN SALVO 100/Q,
66054 Vasto (CH)

Share This